la storia insegna che, in situazioni di crisi come quella che stiamo attraversando, le aziende che si sono meglio preparate al cambiamento, attraverso adattabilità e flessibilità, guadagnano quote di mercato ed emergono in maniera dirompente all’interno dell’arena competitiva e dei mercati.

L’approccio ‘reattivo’ al cambiamento – seguito dal 76% delle medie e grandi imprese, su scala internazionale –, agisce nel breve termine, gestendo i rischi attivi che si sono già verificati e concretizzati. L’approccio ‘proattivo’ – adottato da un 18% di imprese più lungimiranti –, agisce nel medio termine, identificando e mitigando i rischi potenziali prima che si concretizzino.

La necessità per le aziende di gestire in modo sempre più efficiente ed efficace la supply chain e le operations è ancora più forte oggi, e nel prossimo futuro, anche per effetto della crisi provocata dal virus. Diventa cruciale saper indirizzare sfide e rischi critici, che richiedono una risposta rapida su almeno 5 fronti diversi: la gestione della forza lavoro, la flessibilità della supply chain, l’andamento discontinuo delle vendite, gli ordini ai fornitori, le limitazioni negli spostamenti che penalizzano la circolazione delle merci.
Miglioramenti interni porteranno necessariamente a un’accelerazione della trasformazione digitale, cambiando e di molto i rapporti tra aziende e tra aziende e consumatori, puntando a una sempre maggiore velocità della comunicazione, che renderà più efficienti gli spostamenti di mezzi, merci e anche persone. Ciò influirà positivamente su tutta la catena di approvvigionamento, sulla riduzione dei consumi di energia e, di conseguenza, sull’inquinamento, che in questo momento di ‘rallentamento’ è sceso in modo significativo, con benefici sulla salute del Pianeta e delle persone.

Per tutti questi motivi, le supply chain aziendali dovranno essere più connesse e autonome. Un ‘must’ che emerge anche da uno studio mondiale realizzato dal colosso della consulenza PwC, secondo cui nel corso dell’emergenza da Covid 19, le aziende definite “i campioni digitali” riescono ad adattarsi meglio ai cambiamenti e alle difficoltà, “grazie a capacità avanzate” della propria catena di approvvigionamento. A oggi il 70% delle aziende utilizza l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati in almeno un’area della supply chain.

Altri aspetti vincenti sono la logistica intelligente, considerata una priorità dal 59% dei campioni digitali, e la trasparenza della filiera (per il 55%), in quanto, aumenta la sostenibilità, l’attenzione al cliente e la qualità. Per quanto riguarda l’Italia, il settore manifatturiero deve affrontare una fase cruciale, dovendo garantire almeno 3 fattori essenziali: efficienza operativa, continuità delle attività produttive e flessibilità della catena logistica.

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(www.bpl.aero)

 

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